Sei nata maga, ma ti hanno insegnato a diventare una babbana
“Il privilegio di una vita è diventare chi si è veramente.”
Carl Jung
Tu sei unica e il tuo scopo qui sulla Terra è semplicemente vivere in quanto te stessa. Non sei qui per sopravvivere, per tirare avanti, per arrivare alla fine delle giornate contando le ore che mancano al weekend o alle prossime vacanze. Non sei qui per consumare il tempo che ti è stato dato. Sei qui per essere te stessa, per fare ciò che ami, ciò che ti accende, ciò che ti fa sentire viva, perché è proprio questo che arricchisce il mondo. Non il sacrificio, non l’adattamento, non il continuo tentativo di entrare nella forma che gli altri considerano giusta. Ciò che arricchisce il mondo è la tua unicità.
E la cosa straordinaria è che quando una persona vive davvero in quanto sé stessa non arricchisce soltanto il mondo, arricchisce anche la propria vita. Interiormente, certo, ma anche concretamente. Di amore, di amicizie, di opportunità, di esperienze, di denaro, di viaggi, di possibilità. Perché l’abbondanza non è qualcosa che si rincorre. L’abbondanza è una conseguenza naturale dell’essere pienamente ciò che si è.
Prima di continuare, però, voglio fare una precisazione. Nell’alchimia non esistono le parole babbana e maga. L’alchimia utilizza altri simboli e altri linguaggi per descrivere la trasformazione dell’essere umano. Eppure io ho scelto proprio queste parole perché riescono a raccontare in modo semplice e immediato qualcosa che considero fondamentale.
Quando parlo di una babbana non sto parlando di una persona senza valore. Sto parlando di una persona che ha dimenticato il proprio potere. Una persona che vive reagendo agli eventi, che aspetta che siano le circostanze a cambiare, che cerca continuamente fuori ciò che sente di non avere dentro. Quando parlo di una maga, invece, parlo di una persona che ha ricominciato a ricordare chi è. Una persona che ha smesso di vivere come effetto della vita e ha iniziato a viverla come causa. Perché l’alchimia, in fondo, parla proprio di questo. Non della trasformazione del piombo in oro come processo materiale, ma della trasformazione dell’essere umano. Del passaggio da una condizione di inconsapevolezza a una condizione di consapevolezza, da una vita vissuta subendo ciò che accade a una vita vissuta partecipando attivamente alla propria creazione.
Quando però dico che sei unica non mi riferisco alla donna che non sa dire no, che si sente in colpa ogni volta che mette un limite, che pensa che la propria sensibilità sia un peso, che si sacrifica continuamente per gli altri, che si accontenta delle briciole o che ha bisogno dell’approvazione per sentirsi abbastanza. Quella non sei tu. Quella è l’insieme delle maschere che hai imparato a indossare. Sono i ruoli che ti hanno insegnato a interpretare per essere considerata giusta, brava, educata, accettabile, degna di amore e di appartenenza.
Quella è la tua versione babbana.
E la verità è che non è qualcosa che è accaduto soltanto a te. Non è la tua famiglia. Non sono soltanto gli insegnanti. Non sono soltanto le persone che hai incontrato lungo la strada. È qualcosa di molto più grande. Questa società insegna radicalmente a tutti a diventare babbani.
Ci insegna a sopportare la vita invece che a goderne. Ci insegna ad adattarci invece che a scegliere. Ci insegna a reagire agli eventi invece che a decidere la direzione della nostra esistenza. Ci insegna che bisogna meritarsi l’amore, meritarsi il valore, meritarsi il denaro, meritarsi la felicità. Ci insegna che la serenità è una ricompensa e non uno stato naturale. Ci insegna a vivere nella mancanza e a guardare continuamente ciò che non abbiamo invece di ciò che possiamo creare.
Così la maggior parte delle persone passa la vita aspettando. Aspetta di sentirsi abbastanza. Aspetta che arrivi qualcuno ad amarla. Aspetta il lavoro giusto. Aspetta il momento giusto. Aspetta che cambino le circostanze. Aspetta che qualcosa fuori accada e le conceda finalmente il permesso di stare bene.
E mentre aspetta continua a ripetere gli stessi schemi, le stesse paure, le stesse rinunce, le stesse relazioni che la fanno soffrire.
La maga, invece, non vive così.
E non perché sia speciale. Non perché abbia ricevuto un dono che gli altri non possiedono. La maga è semplicemente una donna che ha smesso di consegnare il proprio potere agli eventi. È una donna che comprende che la propria vita non è qualcosa da subire ma qualcosa a cui partecipare. È una donna che opera cambiamenti attraverso il proprio atto di volontà.
La differenza tra una babbana e una maga non è ciò che accade loro. È la posizione interna da cui vivono ciò che accade.
La babbana si chiede continuamente cosa la vita le stia facendo.
La maga si chiede cosa vuole creare a partire da ciò che la vita le sta mostrando.
La babbana aspetta.
La maga sceglie.
La babbana reagisce.
La maga dirige.
La babbana vive come effetto.
La maga vive come causa.
Ed è qui che accade qualcosa che spesso viene frainteso.
Quando una persona ricorda chi è davvero e torna a occupare la propria posizione autentica non accade che improvvisamente tutto diventi perfetto. Non accade che la sua vita si trasformi magicamente dall’oggi al domani. Molto spesso accade l’esatto contrario. Inizia a vedere con una chiarezza che prima non aveva.
Vede relazioni che non la rendono felice.
Vede situazioni che tollera da anni.
Vede compromessi che si è raccontata andassero bene.
Vede lavori che la svuotano.
Vede paure che hanno guidato le sue decisioni.
Vede maschere che per anni ha scambiato per la propria identità.
E no, non è sempre piacevole.
Perché vedere la realtà è infinitamente più scomodo che raccontarsi una storia.
Ma da quel momento accade una differenza enorme. Non lotta più con la realtà. Non passa il tempo a lamentarsi di ciò che vede. Non cerca colpevoli. Non si perde nel chiedersi perché sia accaduto proprio a lei.
La osserva.
La riconosce.
E poi agisce.
Perché una maga non ha bisogno che la realtà sia perfetta per iniziare a muoversi. Le basta vedere chiaramente ciò che è. E da lì in avanti utilizza ogni informazione che la realtà le sta mostrando per costruire qualcosa di diverso.
È per questo che la serenità è rara. È per questo che l’amore autentico è raro. È per questo che la libertà sembra appartenere a pochi. È per questo che l’indipendenza economica, la sicurezza interiore, l’autonomia e la realizzazione sembrano privilegi.
Non perché siano destinate a pochi.
Ma perché quasi tutti sono stati educati a vivere lontani da sé stessi.
Le persone che guardi e che hanno la pace che desideri, la libertà che desideri, il successo che desideri, l’amore che desideri, non hanno semplicemente ottenuto qualcosa che agli altri è stato negato. Hanno smesso di tradire sé stesse. Hanno smesso di vivere secondo aspettative che non appartenevano loro. Hanno avuto il coraggio di essere ciò che sono.
Perché la pace è una conseguenza.
L’amore è una conseguenza.
L’abbondanza è una conseguenza.
Il successo è una conseguenza.
Tutto ciò che desideri all’esterno è una conseguenza.
La causa è sempre la stessa: essere pienamente ciò che si è.
Per questo il percorso non consiste nel diventare una maga. Consiste nel ricordare che lo sei sempre stata. Consiste nel tornare a esserlo davvero. Consiste nel ricordare chi sei sotto tutte le maschere, sotto tutte le paure, sotto tutte le convinzioni che hai scambiato per la tua identità. Significa incarnare la vera te, quella che si sveglia la mattina con la voglia di vivere, che corre verso ciò che ama ed è felice di farlo.
E a un certo punto accade qualcosa di meraviglioso. Ti accorgi che non stai più cercando di sopravvivere alla tua vita. Stai finalmente vivendo. E le ventiquattro ore iniziano persino a sembrarti poche per tutto ciò che desideri creare, sperimentare, costruire e amare.
Ma questa è un’altra storia.
La prima magia è ricordare chi sei.